domenica 7 luglio 2013

GENERAZIONE HIPPIES contro GENERAZIONE PERDUTA

Domenica , 7 luglio 2013 - A 13 anni avevo deciso di iscrivermi ad un liceo e mi ricordo che c'era qualcuno che me lo sconsigliava... meglio un buon diploma da geometra o da ragioniere. Alla fine ho fatto di testa mia, ma già allora c'era lo spettro del "rimanere disoccupati", lo diceva la televisione. Poi mi sono diplomato e ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Filosofia, me l'hanno fortemente sconsigliato! Avrei avuto una vita da disoccupato! E poi ho deciso di dedicarmi a progetti culturali e pure in quel caso me l'hanno sconsigliato!
Me lo sconsigliavano saggi 40-50-60enni che avevano avuto un posto dalla politica, che avevano creduto nella rivoluzione e magari erano stati pure hippies. 


Oggi sono precario, come predetto dai vecchi hippies, ma sono precari anche molti amici geometri o ragionieri e molti laureati in economia, in giurisprudenza e, udite udite, anche in ingegneria.
Si tratta di una generazione intera che vive oscillando.
Chi oggi ha tra i 25 e i 40 anni è stato indottrinato sin da piccolo all'idea della "crisi". Ha conosciuto il mantra del "le faremo sapere". E' entrato nella spirale nella precarietà lavorativa e morale. Si è detto, almeno una volta, "faccio le valigie e me ne vado in Germania o negli USA o in Australia". O, peggio, ha pensato: "ma se dovessero morire i miei, come farei?" oppure "Vorrei sposarmi... e la casa come la compro?". E varie altre cose del genere...
Eppure questa generazione era nata nell'assoluto benessere economico. Poi una mattina si è svegliata e le hanno svelato che era tutto finito, che il sogno valeva per gli altri, quelli di prima, e non più per loro.
A leggere la storia, in fondo, il mondo è fatto così. Ci sono periodi buoni e periodi meno buoni, vacche grasse e vacche magre. 
Vorrà dire che questa generazione dovrà rimboccarsi le maniche e mettersi a ricostruire un proprio futuro. Semplice. 
Ma proprio qui arriva il nodo. 
Questa generazione sembra esser sprovvista di armi per il cambiamento. Forse proprio tutto il benessere e l'illusione culturale in cui ha vissuto hanno avuto un effetto di assuefazione. Ricordo quella scena della stretta di mano tra Regan e Gorbaciov che segnava l'avvio del disgelo, e poi la caduta del muro di Berlino, i cantanti americani che cantavano "We are the World", e poi la grande narrazione del "villaggio globale", della "globalizzazione", per non parlare di tutta la retorica di telefilm e cartoni animati... Il mondo perfetto! 
Oggi sappiamo che era tutto falso,  nient'altro che droga per la nostra immaginazione. 

Una generazione ha deciso di assopire il senso di realtà di un'altra generazione. 

Ma chi è quella generazione? Si tratta di proprio quelli che dovevano fare la rivoluzione e non l'hanno fatta, quelli che negli anni '70 erano hippies, quelli dell'amore libero, dell'immaginazione al potere, dell'uguaglianza... 
Quelli che oggi fanno le riunioni, insomma. 
Non vogliono più nessun cambiamento (fuguriamoci la rivoluzione!), non vogliono alcuna nuova idea in campo (non parliamo dell'immaginazione!), non permettono nessun movimento sociale, tentando di controllare tutto (chissà se hanno ancora le foto dei loro viaggi in India, delle lotte davanti alle fabbriche, ecc.).
"Generazione hippies" contro "generazione perduta", questa è la realtà.
La "generazione perduta" è in una sorta di coma indotto.
Gli hippies continuano a dire che non c'è lavoro, che non ci sono risorse, che non ci sono margini di cambiamento (perché lo impone l'Europa, per colpa dell'Euro, dei Patti, o per la congiuntura mondiale, per colpa dei Cinesi...) meglio fare passetti, diciamo uno ogni vent'anni...
Tutto questo naturalmente è falso. Di risorse ce ne sono in abbondanza, le possibilità di creazione di lavoro sono infinite, i mondi da esplorare sono ancora tantissimi. Ed è falso che l'Italia sia costretta alla marginalità.
Se si creassero le condizioni per far esplodere le energie della "generazione perduta", in pochi anni, nascerebbero nuovi progetti (magari innovativi), nuove imprese (senza le vecchie logiche padrone-lavoratore), e nuove forme di solidarietà sociale, nuovi modi di fare banca e finanza, nuove collaborazioni internazionali, un nuovo modo di concepire l'istruzione, nuovi spazi per l'arte e per la cultura, un nuovo modo di vivere l'ambiente.  
Un nuovo mondo, insomma.
Ma poi la "generazione hippies" ci rimarrebbe male, dove le farebbe le sue importanti riunioni... al circolo delle bocce? E per decidere che?  


Pierpaolo Grezzi




giovedì 4 luglio 2013

NO LEADER I'M MY LEADER. Per una nuova cultura della leadership




Perché si possa parlare di vera leadership è necessario che questa sia orientata al bene comune e mai verso il raggiungimento dei propri interessi.

La frase di Alcide De Gasperi sintetizza bene l'idea: “ Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”.

Una leadership che esprime solo potere ma con autorità crea una crisi di fiducia tra le persone, e tra le persone e le Istituzioni.

La crisi complessa e profonda della nostra società rileva una carenza di leadership; tuttavia, paradossalmente, i tempi di crisi sono anche ricchi di opportunità di crescita: per non farsele sfuggire è essenziale saper anticipare i trend del prossimo futuro.

Servono in sostanza forti qualità di leadership capaci di guidare il cambiamento.

Bisogna avviare un grande processo formativo che coinvolga i giovani, aprire un vero e proprio dibattito filosofico per ricostruire il sistema di valori. Dunque avviare un progetto ambizioso per rafforzare gli ideali del nostro futuro, che dovrà caratterizzarsi dalla presenza di una nuova visione più attenta all'essenza, che rappresenti una sorta di nuovo Rinascimento.

I giovani devono diventare amici dell'istruzione e sperimentare questo nuovo progetto di vita attraverso un cammino condiviso nella cultura e nel sapere, cercando continuamente il punto dove si incontrano la strada del progetto e quello della possibilità.

È necessario una nuova generazione di leaders capace di realizzare l'armonia tra la radicalità dei valori e il realismo delle soluzioni, di prendere decisioni coerenti, perché è solo attraverso esse che si abbattono i poteri, i privilegi, le illegalità.

C'è bisogno di una svolta, che dia alle nuove generazioni la speranza di un futuro migliore

martedì 2 luglio 2013

NASCE FONDARE IL FUTURO

Roma, 02.07.2013 - Nasce "Fondare il Futuro", il nuovo movimento politico e culturale che raccoglie professionisti, intellettuali e membri della società, che non hanno mai ricoperto incarichi istituzionali e politici, ma che intendono offrire il proprio contributo al dibattito civile, culturale e politico del Paese. 



FONDARE IL FUTURO” è un movimento che ha come obiettivo la realizzazione personale e sociale di tutti i cittadini, attraverso una nuova pratica socio-politica fondata su un’idea solidale di società e sulla promozione delle potenzialità di ciascuno, per generare una nuova prospettiva di futuro.

I semi del futuro si piantano ADESSO.

Se si piantano semi cattivi, un giorno cresceranno erbacce e disordine, se si piantano semi buoni, un giorno crescerà un giardino rigoglioso, colmo di frutti abbondanti.
In fondo, far politica significa semplicemente questo: piantare oggi i migliori semi, per avere il migliore futuro possibile.

E i semi sono le idee in cui si crede e le azioni che si compiono per realizzare quelle idee.

FONDARE IL FUTURO è un movimento di cittadini che vogliono piantare i semi della condivisione e della solidarietà.