Me lo sconsigliavano saggi 40-50-60enni che avevano avuto un posto dalla politica, che avevano creduto nella rivoluzione e magari erano stati pure hippies.
Oggi sono precario, come predetto dai vecchi hippies, ma sono precari anche molti amici geometri o ragionieri e molti laureati in economia, in giurisprudenza e, udite udite, anche in ingegneria.
Si tratta di una generazione intera che vive oscillando.
Chi oggi ha tra i 25 e i 40 anni è stato indottrinato sin da piccolo all'idea della "crisi". Ha conosciuto il mantra del "le faremo sapere". E' entrato nella spirale nella precarietà lavorativa e morale. Si è detto, almeno una volta, "faccio le valigie e me ne vado in Germania o negli USA o in Australia". O, peggio, ha pensato: "ma se dovessero morire i miei, come farei?" oppure "Vorrei sposarmi... e la casa come la compro?". E varie altre cose del genere...
Eppure questa generazione era nata nell'assoluto benessere economico. Poi una mattina si è svegliata e le hanno svelato che era tutto finito, che il sogno valeva per gli altri, quelli di prima, e non più per loro.
A leggere la storia, in fondo, il mondo è fatto così. Ci sono periodi buoni e periodi meno buoni, vacche grasse e vacche magre.
Vorrà dire che questa generazione dovrà rimboccarsi le maniche e mettersi a ricostruire un proprio futuro. Semplice.
Ma proprio qui arriva il nodo.
Questa generazione sembra esser sprovvista di armi per il cambiamento. Forse proprio tutto il benessere e l'illusione culturale in cui ha vissuto hanno avuto un effetto di assuefazione. Ricordo quella scena della stretta di mano tra Regan e Gorbaciov che segnava l'avvio del disgelo, e poi la caduta del muro di Berlino, i cantanti americani che cantavano "We are the World", e poi la grande narrazione del "villaggio globale", della "globalizzazione", per non parlare di tutta la retorica di telefilm e cartoni animati... Il mondo perfetto!
Oggi sappiamo che era tutto falso, nient'altro che droga per la nostra immaginazione.
Una generazione ha deciso di assopire il senso di realtà di un'altra generazione.
Ma chi è quella generazione? Si tratta di proprio quelli che dovevano fare la rivoluzione e non l'hanno fatta, quelli che negli anni '70 erano hippies, quelli dell'amore libero, dell'immaginazione al potere, dell'uguaglianza...
Quelli che oggi fanno le riunioni, insomma.
Non vogliono più nessun cambiamento (fuguriamoci la rivoluzione!), non vogliono alcuna nuova idea in campo (non parliamo dell'immaginazione!), non permettono nessun movimento sociale, tentando di controllare tutto (chissà se hanno ancora le foto dei loro viaggi in India, delle lotte davanti alle fabbriche, ecc.).
"Generazione hippies" contro "generazione perduta", questa è la realtà.
La "generazione perduta" è in una sorta di coma indotto.
Gli hippies continuano a dire che non c'è lavoro, che non ci sono risorse, che non ci sono margini di cambiamento (perché lo impone l'Europa, per colpa dell'Euro, dei Patti, o per la congiuntura mondiale, per colpa dei Cinesi...) meglio fare passetti, diciamo uno ogni vent'anni...
Tutto questo naturalmente è falso. Di risorse ce ne sono in abbondanza, le possibilità di creazione di lavoro sono infinite, i mondi da esplorare sono ancora tantissimi. Ed è falso che l'Italia sia costretta alla marginalità.
Se si creassero le condizioni per far esplodere le energie della "generazione perduta", in pochi anni, nascerebbero nuovi progetti (magari innovativi), nuove imprese (senza le vecchie logiche padrone-lavoratore), e nuove forme di solidarietà sociale, nuovi modi di fare banca e finanza, nuove collaborazioni internazionali, un nuovo modo di concepire l'istruzione, nuovi spazi per l'arte e per la cultura, un nuovo modo di vivere l'ambiente.
Un nuovo mondo, insomma.
Ma poi la "generazione hippies" ci rimarrebbe male, dove le farebbe le sue importanti riunioni... al circolo delle bocce? E per decidere che?
Pierpaolo Grezzi



