È assurdo che la data del congresso, il 24 novembre, sia stata rimessa in discussione da un gruppo dirigente che, spiace dirlo, in larga parte coincide con chi ha governato il partito negli ultimi quattro anni con i risultati che sappiamo
- di Oranges Sonia
Che sia crisi dei governo o meno, i renziani insistono sull'eventuale candidatura del sindaco di Firenze alla segreteria del Pd, contestando l'opzione del cambio di regole.
Anche perché, spiega Paolo Gentiloni, la tenuta dell'esecutivo è strettamente commessa alla realizzazione delle riforme a settembre.
Anche perché, spiega Paolo Gentiloni, la tenuta dell'esecutivo è strettamente commessa alla realizzazione delle riforme a settembre.
Certo, rispetto al rischio di tornare alle urne, ora i tempi si sono allungati.
«Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano è stato impeccabile sia nel definire la questione di Berlusconi, sgombrando il campo da interpretazioni fantasiose sulla cosiddetta agibilità politica, sia sollecitando la maggioranza sull'importanza della tenuta del governo. Che dev'essere certamente un obiettivo del Pd, ma dipenderà dalla capacità di questa strana maggioranza di avviare le riforme in autunno. La strada non è in discesa: se la crescita zero è meglio della recessione, di sicuro non crea lavoro».
In uno scenario così, a Renzi potrebbe non convenire candidarsi. O no?
«Non credo che si tratti di una questione di convenienze. Il paradosso del Pd è avere un fuoriclasse e tenerlo in panchina, con molti esponenti del Palazzo democrat, più che del corpo del partito, pronti a lasciarlo lì. Anzi, meglio se trasferito negli spogliatoi. Ma è mai possibile che nel pieno della pausa agostana, noi non abbiamo alcuna certezza sulle regole del congresso? Io sono basito. Abbiamo eletto Veltroni e Bersani con queste regole, e ora non valgono più soltanto perché corre voce che Renzi possa candidarsi? Il problema non è se convengano o meno a Renzi, bensì che il partito tratti l'unico leader in grado raccogliere trasversalmente consensi, come un problema. Così non andiamo da nessuna parte».
Chi vuole lasciarlo in panchina?
«Chi vuole un Pd più chiuso. È assurdo, ma anche la fissazione della data del congresso, decisa per il 24 novembre davanti a una platea di duecento persone, dopo un paio d'ore è stata rimessa in discussione da un gruppo dirigente che, spiace dirlo, in larga parte coincide con chi ha governato il partito negli ultimi quattro anni con i risultati che sappiamo»
Massimo D'Alema sconsiglia Renzi di puntare alla segreteria, pena rischiare di essere logorato
«A D'Alema non è mai mancata la logica e il suo non è certamente un ragionamento campato per aria. Ma sappiamo tutti, anche lui, che in politica non valgono soltanto i calcoli razionali, ma anche le circostanze e le occasioni. E chi non è in grado di assumersi dei rischi, non ha le carte in regole per essere un leader. Che fare il segretario del Pd esponga chiunque a un logorio, è indubbio. Ma è altrettanto evidente la necessità del partito di avere una leadership forte che faccia sperare il nostro elettorato dopo la sconfitta di febbraio, e che aspiri a guidare una coalizione maggioritaria, se e quando si voterà. La considerazione logica dei rischi non può essere un motivo per non correrli, non per un leader. E anche D'Alema considera tale Renzi».
Questa candidatura, dunque, ci sarà?
«Lo deciderà Renzi. Resta inaccettabile che, a fronte dei problemi che sta vivendo il Paese, qualcuno sprechi il suo tempo a ostacolare la candidatura di Renzi».
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